Hai un po' di tempo per me?

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© Ruth Leimegger

Come le famiglie di sostegno riescono a offrire stabilità ai bambini e ai genitori nelle fasi difficili della vita

Nelle famiglie possono esserci o crearsi situazioni difficili che richiedono un sostegno temporaneo affinché sia possibile superare le difficoltà. Una famiglia di sostegno interviene proprio in questi momenti, offrendo aiuto temporaneo. Le famiglie di sostegno – che possono essere famiglie, coppie o single – accompagnano i bambini nelle attività quotidiane per alcune ore o alcuni giorni alla settimana. Gli orari vengono concordati insieme e adattati in base alle rispettive possibilità.

Cosa significa per una famiglia diventare una famiglia di sostegno? Cosa implica concretamente questa decisione? Quali sono le motivazioni che spingono a offrire a un bambino, per alcune ore o giorni alla settimana, una seconda casa? Abbiamo rivolto queste domande a Ruth Leimegger di Campo Tures che alcuni mesi fa ha deciso di mettersi a disposizione come famiglia di sostegno.


Ruth, cosa ti ha spinto a diventare una famiglia di sostegno? C’è stato un motivo particolare?

Ruth: Ho saputo che una famiglia che conosco ha accolto in affido un bambino e anche nel mio gruppo di amici si parla spesso di questo tema. Ciò mi ha fatto riflettere. Mio figlio è figlio unico e ho sentito che per lui sarebbe stato bello e arricchente avere regolarmente un altro bambino con cui trascorrere del tempo – non solo per giocare, ma per stare insieme, imparare l’uno dall’altro e condividere la quotidianità. Così è maturata l’idea di mettermi a disposizione come famiglia di sostegno.


Dalla metà di settembre dell’anno scorso, una volta a settimana accogliete a casa vostra una bambina. Viene dopo la scuola e rimane con voi fino alle ore 20.00 circa. Come si svolge il vostro pomeriggio insieme?

Ruth: Nei giorni che precedono il pomeriggio previsto, mio figlio mi chiede quando finalmente torna dai noi la bambina. Terminata la scuola, la bambina viene da noi e pranziamo insieme. Poi di solito usciamo, giochiamo in giardino o andiamo al parco giochi. Più tardi facciamo merenda, poi i compiti. Mio figlio frequenta ancora l’asilo ma spesso si siede al tavolo con noi, disegna o “scrive” anche lui qualcosa. Successivamente ceniamo insieme. Di recente abbiamo provato una ricetta che la bambina ha portato da casa: una zuppa di patate e carote. Sua mamma viene a prenderla la sera. 


In che modo questo compito ha arricchito la vita della tua famiglia?

Ruth: Questo compito ha arricchito la nostra vita sotto diversi aspetti. Dato che la bambina è più grande di lui, mio figlio impara molto da lei. Al contempo conosciamo un’altra cultura, un’altra lingua, altre abitudini alimentari, altri giochi. Questo allarga i nostri orizzonti. Come famiglia siamo diventati più aperti, in un certo senso anche la nostra casa “si è aperta” e ciò ci fa bene. La bambina si sente a suo agio con noi e ormai anche lei è parte della nostra famiglia. Per noi, questo stare insieme è un grande dono.


Ci sono stati anche momenti che ti hanno messa alla prova?

Ruth: All’inizio dell’affidamento c’è stata una fase in cui mio figlio reagiva con gelosia e voleva farsi valere. I bambini hanno dovuto negoziare e trovare i loro rispettivi ruoli. Tuttavia, siamo riusciti a gestire bene e velocemente questa situazione. Verso sera mio figlio a volte è stanco e in queste situazioni è più impegnativo dare contemporaneamente attenzione a entrambi i bambini. Ma anche questo fa parte della quotidianità.


Com’è la collaborazione con la madre?

Ruth: Andiamo molto d’accordo e lei è grata del sostegno. Se è necessario spostare degli appuntamenti o se capita qualche imprevisto, è sempre molto disponibile. Quando viene a prendere sua figlia, a volte troviamo il tempo di accomodarci e scambiare due parole. Mi hanno anche invitata a casa loro. È un rapporto improntato sul rispetto e sulla considerazione reciproca.


Per diventare una famiglia di sostegno è prevista una valutazione di idoneità. Come hai vissuto questo processo?

Ruth: Il processo è stato professionale e accurato, cosa che trovo molto importante. In fondo si tratta di decidere attentamente quale bambino possa essere affidato a quale famiglia. All’inizio ho avuto un colloquio informativo non vincolante con l'equipe specializzata negli uffici del centro affidi. Sono seguiti un incontro con l’assistente sociale e una psicologa, oltre a una visita domiciliare. Per me è stata un’esperienza interessante.


Cosa diresti a una famiglia che è incerta se proporsi o meno come famiglia di sostegno?

Ruth: Direi: provateci! Il team del centro affidi vi sostiene e accompagna. Nel caso risultasse che non si tratta della soluzione adatta, se ne può parlare apertamente e l’accompagnamento può essere interrotto. Per noi questa esperienza è un grande dono, sono molto felice che la nostra famiglia ha avuto il coraggio di fare questo passo.


Perché, secondo te, le famiglie di sostegno sono così importanti?

Ruth: Ho viaggiato molto e ho visto quanto stiamo bene in Alto Adige. È molto bello quando riusciamo a spostare l’attenzione da noi stessi e dalla nostra quotidianità e a rivolgerla anche verso gli altri. È molto bello condividere la propria vita con gli altri, la comunità è un bene molto prezioso. Ognuno di noi, prima o poi, ha bisogno di aiuto. Se siamo disposti ad aprire le nostre porte e i nostri cuori e a essere presenti l’uno per l’altro, tutti ne traggono beneficio.


In Val Pusteria si cercano famiglie, coppie e single, con o senza figli, che siano disposte ad assumersi il prezioso, ma anche impegnativo compito di un affidamento a tempo parziale (per alcune ore al giorno o alla settimana).

Se siete interessati e desiderate ricevere ulteriori informazioni, o magari fissare un primo colloquio non vincolante, potete contattare il team del centro affidi:

Tel.: 0474 412925

E-mail: anvertrauung.affidamento@bzgpust.it

Flyer hai un po' di tempo per me? (234 KB) - .PDF

31/03/2026

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